L’emigrazione storica di Erto e di Casso

Sabato 9 marzo 2019 presso il Centro Visite di Erto e Casso (PN) si è svolto un incontro emozionante e ricco di storia per la gente del borgo friulano. Il dottor Javier P. Grossutti ha presentato al pubblico il libro “L’emigrazione nel Friuli Occidentale”, uno studio sull’espatrio friulano che ha toccato anche il passato di Erto e Casso, parlando del commercio ambulante ertano e dell’emigrazione di Casso verso il Brasile. Il volume rappresenta anche una guida alla sezione “Lavoro ed emigrazione” del museo di Cavasso Nuovo (PN). I venditori girovaghi, in tempi ormai lontani, hanno sostenuto l’economia delle loro famiglie e della comunità di Erto con i loro continui viaggi verso la pianura veneta e friulana. Partivano in primavera e in autunno, a piedi col carretto o in bicicletta, ed erano soprattutto le donne a sobbarcarsi il peso della cassettiera di legno, dove riponevano ordinatamente i loro prodotti, semplici ma utili: aghi e filo, pettini e saponette, biancheria, spille e collanine, lamette e merletti. In inverno invece gli uomini fabbricavano la roba biànscia, utensili ricavati ognuno dall’albero adatto, che finivano anch’essi nel carico delle ambulanti nella stagione successiva. Durante la presentazione del libro scorrevano le immagini d’epoca delle donne di Erto pronte a incamminarsi, con lo sguardo fiero e allo stesso tempo fiducioso, gli abiti pesanti con l’immancabile fazzoletto, talvolta accompagnate dai loro bambini. Per un attimo ci si è potuti immaginare la vita avventurosa e difficile di queste venditrici erranti. Soprattutto nel momento in cui, sul finire della presentazione, sono state lette le testimonianze dirette di tre ertane che hanno vissuto la gioventù vagabondando con le loro merci e la loro gentilezza, ricambiata dalle famiglie cui chiedevano ospitalità. Non meno toccante è stato ascoltare la voce vivida di un emigrato cassano in Brasile, incontrato e registrato dall’autore durante un viaggio di studio, che racconta l’altra faccia della medaglia dei viaggi in cerca di fortuna, la violenza, gli scontri e la non sempre pacifica convivenza fra autoctoni e persone giunte dall’altro capo del mondo. Lettura, voce e immagini hanno impreziosito la presentazione del volume di Grossutti: a conclusione è stato proiettato un video che mostra un signore ertano intento nella realizzazione del tamèis, il setaccio, un altro manufatto messo in vendita dagli ambulanti. Tamèis e molti altri oggetti rimasti chiusi nelle cassettiere dal tempo in cui il commercio itinerante svanì del tutto, sono oggi custoditi nella sede dell’Ecomuseo Vajont di Erto, che ha allestito una mostra dedicata a quell’antica attività economica, scomparsa ma sempre presente nella vocazione dell’uomo a partire verso orizzonti migliori.

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